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Come da titolo del libro, ero molto incerta su cosa pensarne una volta raggiunta la parola “fine”.
Ora sono passati alcuni giorni e ho avuto tempo per digerirlo e rendermi conto di cosa mi è piaciuto e cosa no di questo libro tanto acclamato e osannato da alcuni, tanto da paragonarlo a The catcher in the rye (Il giovane Holden).
Prima di tutto non lo trovo un libro estivo o da spiaggia ovvero un libro poco impegnativo. Al contrario Kunkel oltre ad avere un stile che personalmente piace, offre spunto a svariate riflessioni sulla condizione umana della generazione del personaggio (a cui appartengo), e anche sull’ andamento umano in generale, sulla strada che sta percorrendo il mondo.
Purtroppo la storia manca di originarilità( o siamo noi 30enni a mancarne?): quasi sempre si intuisce lo svolgimento della trama.
Non me la sento di acclamare nè di paragonare questo libro a quello di McInerney, trovo che gli manchi quel “qualcosa” che lo renderebbe un grande racconto, nonostante ciò ho apprezzato l’ironia e il sarcasmo non solo del personaggio ma e soprattutto dello scrittore. Anche se sono quasi certa che non intendesse esserlo riguardo al risvolto politico che ha.
Trovo che Kunkel abbia le doti per fare il critico quale è……in quanto a scrittore non ne sono sicura. Nonostante ciò penso continuerà a scrivere e non si ritirerà nelle montagne del Vermont; ho la sensazione che vorrà portare avanti il suo messaggio(per capire quale dovrete leggere il libro
).
Si vocifera inoltre che verrà trasposto su grande schermo.
Infine, consiglio di leggerlo, ma senza grandi aspettative.


“C’era qualcosa di erotico in quel cupo cielo invernale, con quella filtra coltre di nuvole, il grigio, il vento freddo. Tutto sembrava fatto apposta per spingere a cercare la pelle dell’altro. In quel colore grigio sconfinato, veniva voglia di chiudersi a lungo in una stanza. E in quella stanza, abbandonarsi a un piacere senza limiti, come se fosse l’unico posto al mondo dove poterlo fare….In quel momento capii. Ecco come funziona questo meccanismo: nessun dolore, nessun ostacolo, tutti e due felici, e quando pensi che vorresti andare avanti così all’infinito, proprio allora finisce e perciò poi hai voglia di rifarlo.”
Ricordi di un vicolo cieco,
Banana Yoshimoto

Il nostro caro capitano attraverso la fondazione ,sua e di Ciro Ferrara, mette in vendita questo libro fotografico a tiratura limitata alla (“modica”) cifra di 100€ + s.s. , autografato personalmente.
“Un’occasione unica per assicurarsi il bellissimo libro che racconta la vita di Fabio, attraverso un album ricchissimo di fotografie, e, nello stesso tempo, garantire il proprio generoso contributo alla Fondazione Cannavaro Ferrara.”
Scopo della fondazione è aiutare i ragazzi in situazioni difficili della città dei due calciatori, Napoli.
Proprio in questo momento alle 22:15 su La7 stanno dando Un cowboy col velo da sposa (titolo originale The parent trap, solita assurda storpiatura durante il passaggio all’italiano).
E mentre le zanzare mi stanno aggredendo nonostante l’ off, nonostante il vape e aggeggi vari, mi immergo nei ricordi xchè, nonostante sia un film del ‘61 ed ero abbondantemente non ancora nata, questo film mi ricorda la mia infanzia. Quella in cui ascoltavo i 33 giri dei cartoni animati sostituiti poco dopo dalle cassette di fivelandia, in cui giocavo con le Barbie e I miei miny pony, in cui tagliavo i capelli alle bambole convinta che “tanto ricrescono”, quella in cui si viveva ancora tutti insieme, quella in cui non avevo preoccupazioni.
Ora ci sono i cd, anzi no: ci sono i lettori mp3! c’è lo shopping e invece di vestire le bambole vesto me stessa: abiti gioielli creme profumi trucchi. Ci sono le parucchiere che tagliano i MIEI capelli troppo corti xchè “tanto ricrescono” (si tra 10 anni ricresono!). Ora non viviamo + tutti insieme…ma ammetto che si sta meglio. In compenso…ci sono preoccupazioni a iosa!

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